Dell’orto e di altri piaceri

Raccogliere la verdura direttamente dalla pianta, se non si ha la fortuna di possedere un giardino o un terreno. Imparare davvero cosa significa km 0 (ok, forse 15…) e scoprire che riempire una cesta di pomodori sotto il sole è una gran fatica, ma che quei pomodori avranno un gusto davvero speciale! Dare finalmente un senso a un consumo etico che facevo da tempo ma che non avevo davvero mai capito fino in fondo. Ho scoperto tutto questo e tante altre cose che non conoscevo (e anche un pochino più di me stessa), frequentando l’orto condiviso della Cascina Santa Brera, a Melegnano (meno di mezz’ora di auto dal centro di Milano).

La formula è molto semplice: non è richiesto alcun impegno per la cura dell’orto, ma con una quota semestrale si può accedere liberamente e.. sorpresa! Si raccoglie tutto ciò che si vuole, nel limite del buon senso e del rispetto degli altri “ortisti” (così siamo definiti) e delle altre attività della cascina. . L’area è grande e l’orto molto vasto, viene usato per un agriturismo che nel weekend è strapieno di famiglie, oltre che per i vari mercati della zona. Agli ortisti è richiesto di indicare la tipologia e il peso del raccolto su un registro settimanale, per monitorare i consumi e le preferenze, che contribuiscono a orientare anche le semine delle stagioni successive, e una newsletter settimanale aggiorna su quanto disponibile nell’orto.

In pratica, al posto di andare al mercato o al negozio a fare la spesa si va direttamente in campo, e si impara davvero cosa significa “di stagione”. Per chi vive in un appartamento in città è davvero una piccola grande rivoluzione delle proprie abitudini e di ciò che si porta in tavola. E che meraviglia – e che fatica! – passare un pomeriggio curva nell’erba, sotto il sole d’estate o nella nebbia in autunno, e tornare a casa tutta infangata ma con una cassetta piena di meravigliosi doni della terra, raccolti con le proprie mani!

Ho imparato che forma hanno davvero le carote quando, a fatica, lasciano il terreno, quasi come volessero restarvene accucciate. Ho scoperto che il sedano non ha coste sempre grandi, bianche e regolari, ma che con le foglie si prepara un pesto squisito. Ho dato finalmente un senso al vecchio detto “nato sotto un cavolo”, perché questi splendidi ortaggi che paiono fiori hanno una capacità tutta loro di sorprenderti in mezzo a un mare di verde, e scovarne uno ogni volta è una piccola vittoria. Ho imparato anche ad apprezzare il silenzio e a lasciare andare il tempo.

Per chi vive in città, lavora ma è attento a ciò che consuma è un’iniziativa bella e interessante; per chi ha bambini è una splendida opportunità per imparare da dove viene davvero ciò che mangiamo e l’occasione di una piccola passeggiata nei campi anche per scoprire dove saranno stavolta le galline della cascina, che vengono spostate periodicamente con delle sorte di piccoli caravan in legno perché abbiano sempre erba in abbondanza. Le uova qui infatti sono davvero genuine e possono essere acquistate nel piccolo emporio, insieme con frutta e verdura per chi non è “ortista”.

Grazie a Irene e Davide e tutti coloro che rendono possibile questa bella esperienza.

Beatrice, Milano

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