La locanda dell’ultima solitudine

Una locanda con solo due posti a sedere: il nostro futuro nella fase 2 della pandemia? Forse, ma è proprio questo luogo il protagonista di una bellissima storia, scritta da un autore italiano, che parla di mare, fiori, amore e soprattutto di attesa. Un grande insegnamento per i tempi che stiamo vivendo.

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell’assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore (recensione da IBS.it).

Titolo: La locanda dell’ultima solitudine
Autore: Alessandro Barbaglia
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017

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